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Lamborghini Egoista, perché si.

Sul web e tra amici ho letto e sentito di tutto sui giudizi di questa concept car progettata da Walter De Silva, svelata sabato sera presso la sede Lamborghini a Sant’Agata Bolognese. Da chi l’ha promossa a pieni voti, a chi ha apprezzato soltanto l’idea di una mononoposto by Lamborghini, a chi l’ha bocciata definendola una tammarata assurda.

Personalmente io faccio parte della prima corrente di pensiero, quella di chi l’ha promossa. 
Questa Lambo è tranquillamente paragonabile a un paio di Nike Mag, appena uscite da Ritorno al Futuro.
Fa parte di quegli oggetti concepiti per un pubblico ipersofisticato, cresciuti con il culto di possedere un mezzo o un interfaccia  unica che possa esprimere il proprio carattere. Per questo l’Egoista ha un singolo posto, deve essere solo ed esclusivamente per chi la possiede. Questa Lamborghini sta al Daitarn 3 come il proprietario sta a Haran Banjo, solo lui è il predestinato che può guidarla, solo lui può provare quelle emozioni quando ci sale sopre, nessun altro.   

Le sue linee la rendono qualcosa di nuovo, il suo abitacolo qualcosa di mai visto -se non sui caccia- eppure l’Egoista e una delle concept car che più si avvicinano alla cultura popolare cresciuta con film ambientati in un futuro lontano.
Ha anche un grandissimo pregio che difficilmente si riscontra su altre concept car, risulta essere più umana, rispetto alle sue colleghe che cercano con forza di essere moderne, ma ottengono solo di apparire  false, agli occhi di chi le guarda. L’egoista non ha sportelli completamente di vetro o sedili con forme ondulate appena usciti da un moderno studio di design come le altre concept car. Non si mette al centro dell’attenzione, ma mette chi la guida al centro dell’attenzione, ecco perchè risulta essere molto più umana delle sue colleghe che sempre più appaiono autonome, fatte di vita propria, come a voler pian piano rendere sempre meno importante e inutile la figura del pilota . Il suo segreto è tutto lì.
Se poi togliamo il fattore del cockpit che la rende così singolare ci accorgiamo che l’egoista a conti fatti potrebbe anche essere il futuro lontano più vicino alle nostre moderne supercar in termini di linea e stile.

 

Author: Michele Deni © Oldschool-Brain
Foto: Lamborghini

Gran Giro Lamborghini, 50° Anniversario.

Sabato mattina Bologna si è risvegliata così, con tre piazze del centro gremite di Lamborghini. 
Motivo di questa invasione, l’arrivo nel pomeriggio del giorno precedente della tappa finale del Gran Giro Lamborghini. 1200 chilometri lungo le strade di mezza Italia percorse da circa 300 Lamborghini provenienti da 29 nazioni diverse, tutte riunite per celebrare il cinquantenario della casa di Sant’Agata Bolognese.

Camminando tra la folla di spettatori accorsi per l’evento si è potuto ammirare gran parte della produzione dei modelli prodotti dalla casa nei suoi 50 anni di attività, dalle leggendarie Miura alle ultime Aventador, senza non dimenticare le vecchie 350/400 GT, le Countach, le Espada, le Urraco e le Diablo e le recenti Gallardo e Murcielago presenti in gran numero, presente all’evento anche una mastodontica LM.

Unica nota a stonare è stata la disposizione delle auto, avrei preferito che il comune per una volta avesse concesso, per una grande ditta Bolognese come la Lamborghini, maggiore spazio per un evento che ha portato in città un buon numero di turisti stranieri accorsi come seguito del Gran Giro Lamborghini, alcune auto infatti erano troppo difficili da ammirare proprio perché le tre piazze concedevano troppo poco spazio per disporre in modo appropriato un così elevato numero di vetture.
Ma è già un qualcosa che in una città che negli ultimi anni ha praticamente dichiarato guerra all’automobile, rinnegando persino il suo passato da Emilia dei motori, si sia disputato un bel evento del genere.

 

We Will Run Till….
“Correremo finché avremo la benzina, correremo finché avremo le idee, i soldi, il coraggio, le mani, le braccia, l’aria nei polmoni, e il sangue nelle nostre vene.”                                                              -Enzo Ferrari-
Semplicemente il mio pensiero.
Author: Michele Deni

We Will Run Till….

“Correremo finché avremo la benzina, correremo finché avremo le idee, i soldi, il coraggio, le mani, le braccia, l’aria nei polmoni, e il sangue nelle nostre vene.”                                                              -Enzo Ferrari-

Semplicemente il mio pensiero.

Author: Michele Deni

Thursday sofa cinema: The Cannonball Run.
Immaginatevi una corsa che attraversa da costa a costa gli Stati Uniti, dove il primo che arriva vince un favoloso montepremi in denaro. L’unico problema sono i migliaia e migliaia di poliziotti con taccuino delle multe in una mano e manette nell’altra che si frappongono fra voi e la meta. Allora ci si inventa di tutto per farla franca, da chi si finge paramedici in ambulanza che devono trasportare d’urgenza una affascinate paziente con una malattia improbabile, con annesso un professore con lo strano vizio delle sonde nel posteriore, ai due preti che girano su una Ferrari 308 GTS per conto del Signore, oppure allo 007 della situazione che viaggia su una Aston Martin DB5 piena di trappole, o alle due splendide modelle che cercano di intenerire i poliziotti con il loro fisico da top model, o allo sceicco che corre non tanto per i soldi ma per la gloria del suo casato e di Allah. Questo è The Cannonball Run, in Italia conosciuto anche come La corsa Più Pazza D’America, che vede come protagonisti il duo Burt Reynolds e Dom DeLuise oltre a altri grandi attori.
La pellicola trae spunto dalle vere vicende della “Cannonball Baker See-To-Shining-Sea Memorial Trhopy Dash”, gara non ufficiale, dal sapore clandestino ideata da Steve Smith e Brock Yates, rispettivamente editore e pilota giornalista della rivista Car & Driver nel 1971 disputata per 4 stagioni. Corsa coast to coast che voleva celebrare con un ultimo grido quello spirito libero e ribelle, della America On The Road fatta da lunge interstatali che stava pian piano scomparendo.

Thursday sofa cinema: The Cannonball Run.

Immaginatevi una corsa che attraversa da costa a costa gli Stati Uniti, dove il primo che arriva vince un favoloso montepremi in denaro. L’unico problema sono i migliaia e migliaia di poliziotti con taccuino delle multe in una mano e manette nell’altra che si frappongono fra voi e la meta.
Allora ci si inventa di tutto per farla franca, da chi si finge paramedici in ambulanza che devono trasportare d’urgenza una affascinate paziente con una malattia improbabile, con annesso un professore con lo strano vizio delle sonde nel posteriore, ai due preti che girano su una Ferrari 308 GTS per conto del Signore, oppure allo 007 della situazione che viaggia su una Aston Martin DB5 piena di trappole, o alle due splendide modelle che cercano di intenerire i poliziotti con il loro fisico da top model, o allo sceicco che corre non tanto per i soldi ma per la gloria del suo casato e di Allah. Questo è The Cannonball Run, in Italia conosciuto anche come La corsa Più Pazza D’America, che vede come protagonisti il duo Burt Reynolds e Dom DeLuise oltre a altri grandi attori.

La pellicola trae spunto dalle vere vicende della “Cannonball Baker See-To-Shining-Sea Memorial Trhopy Dash”, gara non ufficiale, dal sapore clandestino ideata da Steve Smith e Brock Yates, rispettivamente editore e pilota giornalista della rivista Car & Driver nel 1971 disputata per 4 stagioni. Corsa coast to coast che voleva celebrare con un ultimo grido quello spirito libero e ribelle, della America On The Road fatta da lunge interstatali che stava pian piano scomparendo.

Oh! Fuck! Circuit no Ōkami.

Circuit no Ōkami è un famoso manga sul mondo delle corse pubblicato sulla rivista Shonen Jump da Gennaio 1975 a Giugno 1979 e mai arrivato in Italia.
Da notare il meglio del meglio delle super car di quegli anni come la Lamborghini Countach, la Lotus Europa (guidata dal protagonista), De Tomaso Pantera, Ferrari 308, Lamborghini Miura Jota e Porsche 911 2.7 RS.