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1000 Miglia 2014.

Sono le otto di sera di sabato 17 maggio. In una Bologna piena di turisti e curiosi si sentono sempre più forti avvicinarsi i latrati delle Bugatti Tipo 43-49 che sono le prime vetture della 1000 miglia 2014 ad arrivare in piazza Maggiore -arrivo della penultima tappa della gara- gremita di gente che festeggia i piloti che man mano arrivano per parcheggiarsi per la notte, al seguito schiere di furgoncini e Range Rover portano i meccanici anche loro esausti come i piloti a scaricare i propri attrezzi per le riparazioni che occorreranno essere eseguite durante la notte.
La 1000 Miglia è ormai da un paio d’anni diventato per me un appuntamento immancabile nel calendario delle giornate che riservo a me per gli eventi motoristici.

"La corsa più bella del mondo" permette sempre di ammirare vetture uniche nel suo genere, che hanno segnato la storia dell’automobilismo sportivo oltre quello della gara corsa su strada fino al ‘57.

Solitamente aspetto le vetture della freccia rossa sul passo della futa dell’appennino Tosco-Emiliano, per vari motivi: Uno dei motivi è perché un giro in montagna in macchina non si disdegna mai, inoltre il passo della futa permette di scattare foto uniche nel suo genere, oltre che poi alla possibilità di fare da “seguito” al ritorno con le vetture della 1000 Miglia. 
Ma quest’anno, causa impegni, causa la modifica del tracciato con un giorno in più di gara e penultimo arrivo di tappa nella città felsinea, ho approfittato per gustarmi le vetture della mille miglia più in tranquillità senza avere l’assillo di non potere sbagliare nel fotografare, come invece hai se le aspetti in un punto di passaggio. 

In una Bologna in festa per questo grande evento con visitatori che hanno preso d’assalto piazza maggiore fino a notte inoltrata per gustarsi senza vincoli di barriere le favolose vetture parcheggiate per la notte, si è potuto respirare un vero clima di festa e di partecipazione popolare. 

Stupende le varie Bugatti degli anni ‘20/’30 sopratutto la gialla T35 dei Ferraresi Felloni o le due favolose Ferrari 500 mondial spider carrozzate Pininfarina o la squadrata e unica Autobleu Type Mille Miglia, inconfondibile per la sua grigia lamiera viva priva di verniciature o per citarne un altra la jaguar D-type guidata da Bruno Senna e Martin Brundle. Ma non ne sono mancate molte altre che mi sarebbe ora impossibile citarle tutte.

Vedere i piloti stanchi ma felici per essere vicini alla conclusione della gara, dove già arrivare è un piccolo trionfo personale. Le stelle del jet set come Jay Leno e Jeremy Irons o semplicemente i meccanici all’opera durante le ore notturne, idaffarati a risolvere i vari problemi delle vetture, attorniati da una folla di curiosi ha riportato il tutto ad un altra era. perché in fondo la mille miglia è sopratutto questo, riporta il tutto e tutti, ad un altra epoca. 

Singen 1994 “La vendetta di Nannini”.

Siamo nel 1994 sul circuito Tedesco Alemannenring di Singen, che ospita l’ultima tappa del Campionato Tedesco Turismo ( Deutsche Tourenwagen Masterschaft, DTM) a giocarsi il tutto a pari punti in gara 2 ci sono Alessandro Nannini su Alfa Romeo 155 V6 TI e Klaus Ludwig su AMG Mercedes classe C. Chi vince fra i due questa ultima di campionato si porta a casa il titolo 1994.
Il tempo inclemente e il circuito cittadino come quello di Singen lasciano pochi spazi all’errore. Insomma chi sbaglia paga e anche in maniera cara i tanti sforzi di un campionato che si sta combattendo fino all’ultimo.
Le Alfa Romeo sul circuito Tedesco sembrano imprendibili sulle rivali Mercedes, che a metà gara sono già quasi tutte doppiate da Nannini che tiene dietro anche il rivale Ludwig e che è virtualmente campione 1994.
Ma a 5 giri dalla fine succede l’inaspettato, Roland Asch pilota Mercedes, già doppiato da Nannini, per favorire il compagno di squadra mette in atto un terribile gioco di squadra, tamponando di proposito Nannini al tornante, mandandolo in testa coda e bloccandolo con il muso verso il muro della pista.
Nannini viene superato da un gran numero di vetture perché impossibilitato a ripartire nell’immediato, impreca contro il tedesco, il muretto Alfa Romeo con Giorgio Pianta -celebre pilastro Alfa Corse- in primis imprecano per la scorrettezza che gli è stata inflitta. Ma Nannini non ci sta a dargliela vinta, riparte sgommando e rientra ai box, chiedendo ai meccanici sbigottiti il cambio gomme per per poi ripartire.
Il mondiale è ormai perso, ma Alessandro e la sua Alfa Romeo 155 V6 TI con il numero 2 non ci stanno a lasciare il torto impunito, ora sono a caccia di vendetta.
E la vendetta è presto servita quando negli ultimi 3 giri Nannini dietro ad Asch lo tampona violentemente spedendolo in una via di fuga del tracciato, mettendolo ko.
Vendetta è compiuta l’Alfa danneggiata irrimediabilmente continua ancora un paio di curve prima di arrendersi alle fiamme e accostare a bordo pista. Nella tristezza delle immagini di una così bella vettura in preda al fuoco, l’Alfa sembra voler proiettare ancora tutta la sua fierezza e il suo orgoglio per essere riuscita almeno a vendicare l’offesa subita, Nannini e la sua 155 non avranno vinto il campionato ma  si sono almeno tolti la soddisfazione di rovinare la festa al pilota tedesco che correva su un circuito di casa, a rovinare la festa Mecedes ci penserà Larini che sulla compagna 155 vincerà gara 2 davanti a centinaia di tifosi Tedeschi.
Ora, al di fuori delle personali conclusioni che uno può avere nel giudicare se sia stato giusto o no replicare con un altra mossa scorretta il torto subito, con una mossa da straccio di licenza, va detto che erano gesti pieni di passionalità in altri tempi e che forse oggi almeno un poco certamente rimpiangiamo.